L’Asia vende dollari e compra oro

Le banche centrali asiatiche in generale si affrancano di quei dollari che domani potrebbero pesare, una spada di Damocle sopra la testa dell’Asia. Le economie occidentali stentano a tenere testa alla crescita economica del resto del mondo per via del sovraindebitamento degli Stati che viene giorno per giorno ceduto alla grande banche d’affari. Un affare che scommette sul “l’impressione di poter collaborare“.
Gli acquisti di oro da parte dei Paesi asiatici nel febbraio del 2025 sono stati clamorosi. Intorno ai 4500 miliardi. Hanno spinto il prezzo dell’oro fino a 90 euro al grammo, quasi 3000 dollari per oncia, un risultato impensabile fino a 5 anni fa. Già! Perchè prima del Covid nessuno sapeva che ci sarebbe stata una crescita dei prezzi al consumo così alta e profonda, in lungo e in largo e non per colpa della guerra in Ucraina ma per debiti già contratti in precedenza per sostenere l’alta finanzia.
Anche la domanda netta di oro riciclato è cresciuta molto, fino a toccare quasi le 1500 tonnellate per una complessiva domanda di oro di quasi 5000 tonnellate. Un aumento del 10% netto, che non si vedeva dal 2013, anno in cui la crisi monetaria faceva le prime vittime e l’oro crollò negli USA da 1900 dollari a 1000. Il crollo della domanda a quel tempo fu dovuta a vari motivi, tra cui la vendita di oro massiccia per acquisti sul mercato borsistico.
IL CROLLO DEI TITOLI
L’accumulo di speculazione e sottostante in oro dei titoli delle banche d’affari, sono state anche nel 2008-2013 un affare molto pericoloso. Speculare sui beni reali come i beni immobiliari pare che sia lo sport preferito di chi compra e vende oggi nazioni intere. Compra oro ed emette titoli, compra case ed emette titoli e poi scommette sulla loro stabilità.
Tra il 2008 e il 2013, sono stati gli investimenti in titoli immobiliari a far crollare il prezzo e quindi il valore della Lehmann. Comprare titoli che investono in oro senza comprare oro, potrebbe essere un grosso pericolo: il suo crollo repentino. Ma nonostante questo la forza dell’oro come investimento di lungo periodo rimane pur sempre un baluardo nella diversificazione.

LO SPETTRO DEL 2008
“Quando il mercato segue un trend, la gente vuole semplicemente seguirlo e ora siamo in una fase ribassista molto pesante, dunque sul piano psicologico la situazione è terribile”, ha detto in una intervista a Bloomberg Donald Selkin, responsabile strategist di mercato presso National Securities Corp, a New York. L’oro potrebbe scendere a suo avviso fino a $800 l’oncia, in preda a un vero e proprio “panic selling”. Dall’inizio dell’anno, le quotazioni sono in calo -28% dopo aver guadagnato per 12 anni consecutivi.
L’oro ha raddoppiato il suo valore dalla fine del 2008 al record di $1.923,70 nel settembre del 2011, sulla scia della decisione della Fed di tagliare i tassi a livelli record. Il metallo è entrato in un mercato orso ad aprile. Il risultato è che nel trimestre ha perso -24%.”
Così titolava Wall Street Italia nel giugno del 2013. E le parole dell’analista di Andrew Su della Compass Global Market, la diceva lunga sulla paura del mercato che va verso una fase di incertezza economica, come fu quella del 2013. Oggi la crescita è in bilico un’altra volta e lo spettro della crisi immobiliare euro-asiatica porterebbe con sé conseguenze nefaste.
Luca Clemente
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